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I precari della politica

Che fa un politico? Se ce l’avessero chiesto l’anno scorso come avremmo risposto?
In Parlamento si sta seduti, si gioca con l’iPad, ogni tanto si vota seguendo un SMS, si va a pranzo, si parla un po’ davanti ad una telecamera e ci si gode il vitalizio.
I deputati del Movimento 5 Stelle ci hanno fatto vedere un altro scenario. Cittadini comuni, precari della politica, persone che fra due legislature lasceranno l’impegno politico per tornare alla propria vita, ci hanno mostrato come per chiunque sia possibile, per quanto effettivamente complicato, lavorare per il proprio Paese.

All’inizio, un anno fa, il mantra televisivo-giornalistico era che per fare politica bisognava essere esperti e il Movimento era dipinto come una banda di dilettanti allo sbaraglio.

Era vero. Tutto vero.

Il Movimento è fatto di dilettanti. Onesti ma dilettanti. Non legati alla mafia ma dilettanti. Volenterosi ma dilettanti. Per superare il dilettantismo si sono impegnati tanto, hanno studiato ogni singolo decreto porcata proposto dal Governo, ogni singola clausola che regala soldi agli amici degli amici, hanno cercato di migliorare norme immonde per portare un qualche risultato utile alla cittadinanza.

Ecco come hanno lavorato. Ecco come lavorano.

Il mantra di moda ora è che dicono sempre di no. Al contrario. Leggono e cercano di migliorare anche provvedimenti senza capo né coda per cercare di inserire qualche elemento che faccia bene a tutti, indipendentemente da chi li ha presentati.
Poi però, quando il Governo fa favori alla mafia o ai politici corrotti, votano contro.

L’altro mantra è che sono conservatori. Niente di più falso. Il Movimento cerca di superare la democrazia rappresentativa introducendo strumenti di democrazia diretta. Chi scrive, da cittadino comune, ha potuto contribuire alla stesura della legge elettorale presentata dal M5S in Parlamento.
Così, da casa, seduto in poltrona.
È ovvio poi che, quando un parlamento incostituzionale vuole stravolgere la Costituzione, i “grillini” salgono sul tetto e diventano conservatori.

Ma ciò che li rende inarrestabili è che sono precari senza prospettive di carriera.

Un precario senza prospettive non ha alcun motivo valido per chiudere un occhio, o in alcuni casi tutti e due, e andare contro i propri princìpi.

Un precario senza prospettive può farsi tentare dai soldi, tanti e subito, dello stipendio pieno, del vitalizio e dei rimborsi. È successo. Tutti i “dissidenti” del M5S si sono tenuti l’incarico di parlamentare e il relativo stipendio. Però poi non si presentano a votare, né in dissenso né in linea con il Movimento, non vengono assorbiti da un partito e non danno vita ad un movimento alternativo. Si annullano nell’etere di una uscita televisiva su commissione.

Un precario della politica ha un solo obiettivo: trasformare il Paese, farlo diventare un posto migliore con tutte le forze perché è qui che, nel giro di qualche anno, dovrà tornare a lavorare e a vivere.

Finché alla base di questo Movimento rimarranno saldi i punti cardine del 2007 (niente soldi, niente carriera, niente problemi con la giustizia) i deputati potranno sbagliare ma solo in buona fede.
Quando questi punti cardine diventeranno parte integrante di tutto il Parlamento, il nostro Paese potrà cambiare marcia e il Movimento potrà dissolversi rapidamente così come è nato. Speriamo davvero che quel giorno sia vicino.

N.R.

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