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In campagna elettorale

Ecco qui l’ultimo mantra dei venditori di pentole di partito. Alle proposte, proteste, critiche dei deputati del Movimento, si risponde con condiscendenza con “capisco che ora il collega sia in campagna elettorale“. Si vuole far pensare all’elettore che i rappresentanti del Movimento dicono quello che dicono per carpire il voto, salvo poi fare quello che vogliono loro una volta eletti.

Niente di più falso. Il Movimento è contrario alla TAV da sempre e non diventa possibilista perché forse i sondaggi vanno in quella direzione. È sempre stato per il ritiro dall’Afghanistan e per una riduzione delle spese per la Difesa e continua ad esserlo. È sempre stato forte sostenitore di un’Europa dei Popoli e contrario ad un unione puramente finanziaria. Il Movimento non usa slogan vuoti e non li adatta al momento. È ovvio che sia così visto che è fatto di cittadini e non di politici “professionisti”.

Se, in genere, i partiti sono ben preparati sul marketing e allenano i portavoce a dovere, in questo caso stanno facendo un grande errore e ne siamo contenti. I consulenti di comunicazione non hanno tenuto conto di un fattore anomalo nell’approccio al Movimento e questa tecnica, non solo non serve, ma produce l’effetto opposto. Vediamo perché esaminando tre tipologie di cittadino ed escludendo sia gli entusiasti che hanno vissuto la nascita del Movimento che tutti quelli che “non si occupano di politica per principio”.

1. Mente critica e accesa. Questo elettore dubita ma è aperto alle informazioni. Prima o poi arriva a pensare di votare M5S e, a quel punto, ha già superato gran parte dei condizionamenti dell’informazione peggiore d’Europa (vedi “House of Freedom”) e ha già aperto un paio di siti internet per scoprire che gli attivisti del Movimento dicono le stesse cose, condivisibili o meno, dal 2007 e che ogni cosa che hanno fatto in questo anno di Parlamento è perfettamente coerente con ciò che hanno sempre detto. Presto scoprirà il trucco degli annunci vuoti, che Renzi ha solo portato all’estremo, e il suo viaggio per il “lato oscuro” sarà compiuto. E dal lato oscuro, come è noto, non c’è ritorno.

2. Mente critica qualunquista. Per questo elettore sono sempre potenzialmente “tutti uguali”, e il Movimento non fa eccezione, ma ammette di essere poco informato per giudicare. Però, proprio grazie a questo dubbio, è stimolato a chiedersi se la balla da campagna elettorale non sia esattamente quello che stanno facendo gli altri. Non si informerà su Internet ma cercherà la discussione con un amico meno dubbioso, l’informazione arriverà lo stesso e la strada sarà segnata comunque.

3. Mente chiusa qualunquista. Questo cittadino crede negli slogan, nelle slide e nei jingle di uno spot e vive la politica da tifoso. Per questo soggetto, non esiste modo di lasciare spazio alle informazioni. Qualsiasi messaggio promozionale elaborato è sprecato. È sufficiente fare un giro con lo scudetto del partito del cuore e deglutirà qualsiasi nefandezza nel nome della sua fede, dedizione e tradizione (che altro non sono che l’antitesi di intelligenza, libertà e progresso). Per fortuna questi rappresentano una minoranza anche nel nostro bistrattato Paese.

Pensiamo che i consulenti di comunicazione politica dei vari partiti debbano ripassare un po’ di marketing ripartendo dalle basi.

N.R.

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